Montagna.TV https://www.montagna.tv/cms Le notizie della montagna in tempo reale Mon, 11 Feb 2019 09:00:29 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.9 Recensione a “Il volo del corvo timido”, l’ultimo libro di Nives Meroi – di Stefano Ardito https://www.montagna.tv/cms/136570/recensione-a-il-volo-del-corvo-timido-lultimo-libro-di-nives-meroi-di-stefano-ardito/ https://www.montagna.tv/cms/136570/recensione-a-il-volo-del-corvo-timido-lultimo-libro-di-nives-meroi-di-stefano-ardito/#respond Mon, 11 Feb 2019 09:00:29 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136570 Nella primavera del 2017, prima che il monsone investa l’Himalaya, sei alpinisti salgono verso gli 8091 metri dell’Annapurna. La montagna, il primo “ottomila” a essere raggiunto dall’uomo nel 1950, era già impegnativo ai tempi di Maurice Herzog, di Louis Lachenal e dei loro compagni. Da allora, il ritiro dei ghiacciai lo ha reso molto più pericoloso. 

La copertina del libro

Nives Meroi e Romano Benet sono arrivati al campo-base con due ragazzi nepalesi, il cuoco Bhakta e il suo assistente Sonam, che si prendono cura di loro nelle giornate di riposo. Sulla montagna, invece, fanno squadra con due alpinisti spagnoli, Alberto Zerain e Jonatan García, e due giovani cileni esperti della Patagonia e delle sue vette, Juan Pablo Mohr e Sebastián Rojas.

Ma i cinque uomini e la donna che salgono un passo dopo l’altro sui pendii di neve instabile, i muri di ghiaccio e i giganteschi crepacci dell’Annapurna sono accompagnati da un altro essere vivente. E’ un corvo, un “corvo timido” come lo definisce Nives Meroi nel suo libro. 

Il campo-base, oltre che dal corvo, è frequentato da una femmina di bharal (una specie di stambecco himalayano) e dai suoi due cuccioli, e da una rumorosa brigata di gracchi. “Non dev’essere facile, per lui, contendersi il cibo con quella masnada chiassosa e arrogante. Gridano e fischiano mentre gli saltellano intorno e fanno comunella per scacciarlo” annota Nives mentre riposa in tenda o fa il bucato.   

Il corvo timido, nelle settimane successive, accompagna gli alpinisti verso l’alto, oltre i seimila metri. “Sfruttando le termiche si è alzato in quota seguendo il filo dei nostri passi e da lassù ora ci osserva girare e rigirare. Una rapida virata e scompare alla vista. Poi riappare” scrive Nives dopo uno di questi incontri. “Ehi! Tu che la conosci, mostraci la porta per entrare”. 

Nives Meroi è una grande alpinista, e la collezione degli “ottomila”, completata sull’Annapurna insieme a Romano, lo dimostra senza bisogno di ulteriori spiegazioni. Corvi e gracchi, fin dai tempi di Samivel, compaiono spesso nella letteratura di montagna. 

Ma gli sguardi dal punto di vista del corvo dimostrano una cosa che chi segue le sue conferenze, le sue interviste e i suoi libri sa bene. Nives ha la capacità di spiazzare, di volgere lo sguardo altrove. Il corvo timido dell’Annapurna, che sembra osservare sornione gli alpinisti, ne è l’ennesima dimostrazione. 

Nel primo libro della Meroi, Non ti lascerò andare, la malattia di Romano permetteva al racconto di allontanarsi dalla montagna, e di posarsi sul rapporto tra la vita e la morte, e su quel che accade in un rapporto di coppia in un momento così duro. Nel secondo Sinai, scritto con il teologo Vito Mancuso, la roccia e la bellezza della “montagna di Mosè” si affiancavano a una riflessione sulla fede e la sua storia. 

Ne Il volo del corvo timido (Rizzoli, 192 pagine, 17 euro), l’alpinista di Tarvisio resta focalizzata sul racconto dell’ascensione su una montagna così difficile, e che per lei e per Romano Benet segna la conclusione di una fatica durata vent’anni. Ma non c’è solo questo, nel libro. 

Anche se la salita all’Annapurna è pericolosa e difficile, il volo del corvo, che sembra beffarsi degli umani e della loro fatica, tiene a bada i toni eroici che compaiono spesso nei libri di spedizione. Altri sguardi profondi sono rivolti alla realtà dell’alpinismo himalayano di oggi. 

Forse esagero, ma su queste montagne sempre più energie vanno sprecate per difendersi dall’arroganza e dalla prepotenza dell’alpinismo fatto di soldi” scrive Nives. “Ed ecco allora il fiorire, accanto alle vere imprese, di exploit gonfiati ed eufemismi per imbellettare la mediocrità e dare una parvenza di solidità all’aria fritta”. 

L’alternativa, almeno secondo Nives e Romano, è “un alpinismo il più possibile leggero ed essenziale: in piccoli gruppi autonomi – spesso noi due soli – senza bombole d’ossigeno, senza portatori d’alta quota, con il campo “in spalla” e le corde fisse solo se necessario”.

Al centro della storia, però, c’è sempre il rapporto fortissimo tra un uomo e una donna che da vent’anni vanno a spasso sulle cime più alte del mondo. “Con quest’ultima perla abbiamo chiuso la nostra collana. Una collana di cime incastonate nel filo dei passi percorsi insieme. Nient’altro che impronte cancellate dal vento, è questo il nostro cammino. Ma quella traccia ci appartiene ed è unica perché nostra”.

Così rivendica Nives Meroi quando racconta delle “nostre due solitudini unite in coppia verso la cima. La nostra è una formazione nuova, una nuova sperimentazione; perché la nostra corda non si è sciolta a valle, alla fine delle scalate; noi siamo rimasti legati a casa come sulle cime, coi gesti di ogni giorno e i pesi e i compiti divisi”.

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136570/recensione-a-il-volo-del-corvo-timido-lultimo-libro-di-nives-meroi-di-stefano-ardito/feed/ 0
#SLOWMOUNTAIN – Sondrio, una perla alpina tra le montagne ed i vigneti https://www.montagna.tv/cms/136598/slowmountain-sondrio-una-perla-alpina-tra-le-montagne-ed-i-vigneti/ https://www.montagna.tv/cms/136598/slowmountain-sondrio-una-perla-alpina-tra-le-montagne-ed-i-vigneti/#respond Mon, 11 Feb 2019 07:00:49 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136598

 

Il 2019 è stato dichiarato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali anno dello slow tourism, un’esperienza di viaggio al contempo classica e innovativaattraverso i percorsi storici, i cammini, le ciclovie, gli itinerari panoramici e quelli culturali: si tratta di tornare a promuovere concretamente i territori, le loro peculiarità storiche, le loro attrattive naturali più autentiche. Un modo di viaggiare che richiede un tipo diverso di mobilità, che presti particolare attenzione alla sostenibilità.

Il Gruppo FNM e Montagna.tv insieme promuoveranno il turismo lento legato alla montagna raccontando e passeggiando tra le località montane più suggestive.
 
Foto @ Di Paolobordoni – commons.wikimedia

 

Sondrio, una perla alpina tra le montagne ed i vigneti

Sondrio, centro della Valtellina e porta d’accesso della Valmalenco, è racchiusa tra le montagne e i vigneti terrazzati. Raggiungerla è facilissimo grazie alla rete ferroviariache la collega ogni giorno con numerosi treni da Milano (una piccola dritta: sedetevi sul lato sinistro del treno, così potrete ammirare durante il viaggio il bellissimo Lago di Como).

Una volta arrivati, consigliamo prima di tutto di visitare il centro storico, dove poter ammirare gli antichi palazzi delle famiglie nobili valtellinesi e il Castel Masegra, costruito nel 1048 e oggi la sede delle Guide Alpine della Lombardia, che è raggiungibile facendo una bella passeggiata nel quartiere storico di Scarpatetti. Poco più in alto, domina il versante terrazzato, il convento di San Lorenzo, riconvertito da castello in monastero verso la fine dell’XI secolo. Il Teatro Sociale, costruito tra il 1820 e il 1824 e da poco restaurato, ospita ogni anno il Sondrio Festival, la rassegna internazionale dedicata ai documentari naturalistici realizzati nei parchi naturali e aree protette di tutto il mondo.

Girare per la città è molto facile e, se non si vuole camminare, la scelta migliore è optare per una biciclettagrazie al servizio Valtellina Rent a Bike. Da Sondrio partono inoltre diversi itinerari dedicati ai ciclisti: il Sentiero Valtellina che corre lungo l’Adda; il Sentiero Rusca, che raggiunge il Passo del Muretto (2562 m); la Via dei terrazzamenti che, immersa nei vigneti del versante retico, arriva fino a Tirano.

Molti dei paesini attorno a Sondrio meritano una visita, magari sfruttando il servizio di car-sharing elettrico di FNM E-Vaiper spostarsi in totale rispetto della natura. In inverno vale una tappa Chiesa in Valmalenco, distante solo 15 km, che una delle principali località sciistiche della Valtellina.

Tante sono le attività outdoor praticabili come l’equitazione nei maneggi lungo il Sentiero Valtellina o il rafting sull’Adda. A pochi passi da Sondrio, immerso nel verde, c’è anche un allevamento di Alpaca che propone trekking e tante attività dedicate anche ai bambini.  

Ultimo consiglio: una pausa a mangiare la bresaola e i pizzoccheri, magari a Teglio dove sono nati, bevendo un buon vino eroico valtellinese è un’esperienza irrinunciabile.

 

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136598/slowmountain-sondrio-una-perla-alpina-tra-le-montagne-ed-i-vigneti/feed/ 0
Scialpinismo. Nuovo record per Kilian Jornet: 23486 m di dislivello positivo in 24 ore https://www.montagna.tv/cms/136630/scialpinismo-nuovo-record-per-kilian-jornet-23486-m-di-dislivello-positivo-in-24-ore/ https://www.montagna.tv/cms/136630/scialpinismo-nuovo-record-per-kilian-jornet-23486-m-di-dislivello-positivo-in-24-ore/#respond Mon, 11 Feb 2019 05:00:58 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136630 Kilian Jornet questo weekend è riuscito a portarsi a casa un nuovo record mondiale salendo ben 23.486 metri di dislivello positivo con gli sci in 24 ore.

Questa non è la mia definizione di giorno divertente, ma è bello mettersi alla prova per vedere cosa si è in grado di fare. Quindi mi sono sentito a mio agio a fare il criceto per 24 ore” ha scritto scherzosamente Kilian sui social.

Il record è stato realizzato a Tusten, in Norvegia, il 9 febbraio, con un’incredibile prestazione sportiva: il catalano ha tenuto una velocità media in salita di 979 m/h, toccando i 115 km/h in discesa.

Il precedente record era stato stabilito l’anno scorso dal norvegese Lars Erik Skjervheim con 20939 m. Norvegese è anche il record femminile attuale, detenuto da Malene Blikken Haukøy con 15.440 metri.

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136630/scialpinismo-nuovo-record-per-kilian-jornet-23486-m-di-dislivello-positivo-in-24-ore/feed/ 0
I ghiacciai himalayani sono condannati? Ne parliamo con Claudio Smiraglia https://www.montagna.tv/cms/136622/i-ghiacciai-himalayani-sono-condannati-ne-parliamo-con-claudio-smiraglia/ https://www.montagna.tv/cms/136622/i-ghiacciai-himalayani-sono-condannati-ne-parliamo-con-claudio-smiraglia/#respond Mon, 11 Feb 2019 05:00:37 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136622 Un terzo dei ghiacciai himalayani è destinato a scomparire entro il 2100, è quello che afferma una ricerca condotta dall’International Centre for Integrated Mountain Development (Icimod) che ha coinvolto 500 ricercatori per oltre cinque anni. Un lavoro mastodontico mirato a raccontare effetti e conseguenze dei mutamenti climatici in atto.

Quello raccontato dal report pubblicato è un resoconto che lascia poche speranze. Infatti, anche riducendo le emissioni di gas serra, un terzo dei ghiacciai è comunque destinata alla fusione mentre, se non dovessimo riuscire nel taglio alle sostanze inquinanti, a scomparire sarebbero i due terzi dei ghiacci himalayani. Sarebbero due miliardi le persone coinvolte dalla perdita di buona parte del terzo deposito di acqua dolce al mondo e gli effetti sarebbero potenzialmente disastrosi. Cerchiamo però di capire meglio i risultati di questa ricerca interrogando il professore Claudio Smiraglia, climatologo e glaciologo già presidente del Comitato Glaciologico Italiano e del Comitato Scientifico del CAI nonché componente del Comitato Scientifico Ev-K2-CNR.

 

Claudio, partiamo subito con una domanda secca: è vero che i ghiacciai himalayani sono condannati?

Io non userei questo termine. Secondo me bisognerebbe rifuggire da queste terminologie di uso giornalistico che certamente colpiscono l’opinione pubblica, ma che alterano in parte la realtà dandoci un quadro distorto. Cosa significa ghiacciaio condannato? Diciamo piuttosto che i ghiacci dell’Himalaya, in cui coprendo tutto il settore che va dal Pamir giù attraverso il Karakorum fino all’Himalaya, stanno subendo gli effetti di questa fase climatica particolare, esattamente come tutti i ghiacciai del mondo.

Entrando nel dettaglio di quella che è la discussione degli ultimi giorni, è vero che questi raggiungeranno il punto di non ritorno entro il 2100?

I dati dicono questo, anche se in realtà va sempre precisato che noi parliamo di scenari. Non voglio fare un discorso controtendenza, ma credo sia importante evitare di dire cose come “si prevede che nel 2100 succederà…”. Noi non possiamo parlare di previsioni. Le previsioni sono quelle meteorologiche e ci sanno dire, con una certa precisione, il tempo che farà domani o dopodomani al massimo. Nel nostro caso si tratta di possibili scenari che si dipanano in decine se non centinaia di anni.

Come vengono delineati questi scenari?

Ponendosi delle domande basate su delle ipotesi. Per esempio io dico che tra cinquanta anni la concentrazione di gas serra sarà aumentata di X, che la temperatura sarà aumentata di Y e che la tipologia e la frequenza della precipitazioni si saranno modificate. Sapendo questo mi domando: cosa succederà ai ghiacciai? Per fare un altro esempio posso porre l’ipotesi che tra 100 anni non ci sarà più genere umano e da qui andare a immaginare lo scenario possibile.

Come fate a delineare questi scenari partendo da queste ipotesi?

Grazie al fatto che conosciamo i ghiacciai e sappiamo come reagiscono ad aumenti di temperatura o a variazioni delle precipitazioni. Avendo questa base di partenza possono creare uno scenario a 30 anni, a 50 anni e a 100 anni. Ovviamente questa è una spiegazione ridotta ai minimi termini.

Il ghiacciaio del Baltoro coperto di detriti. Sullo sfondo la Torre di Trango.
Il ghiacciaio del Baltoro coperto di detriti. Sullo sfondo la Torre di Trango. Foto Gian Luca Gasca

Quanto sono attendibili i dati dell’Icimod?

Il rapporto di cui stiamo parlando è stato realizzato coinvolgendo i migliori studiosi a livello mondiale. Inoltre, leggendolo, si notano scenari a tre distanze temporali. La ricerca parla di cambi immediati (entro il 2030), poi di cambiamenti a medio termine (entro il 2050) e infine di effetti sul lungo termine (entro il 2100). Si tratta di dati attendibili, sempre che lo scenario climatico su cui si basano si sviluppi effettivamente come ipotizzato.

Quando si tratta di ipotizzare il futuro la scienza presenta sempre delle incertezze, questo non vuol però dire che dobbiamo stare con le mani in mano. Dobbiamo invece studiare sempre di più.

Nel corso della tua vita hai realizzato molti viaggi in Himalaya e Karakorum. Questi cambiamenti sono qualcosa di cui ti rendi conto anche a occhio nudo, oppure sono visibili solo guardando i dati?

Sicuramente lo tocchi con mano, soprattutto se vai più volte negli stessi luoghi. Io ho realizzato viaggio in Karakorum dall’inizio degli anni ’80 fino al 2001 e, di fatto, ho visto direttamente gli effetti dei cambiamenti climatici.

Una cosa che va però sottolineata, che esce da questo rapporto dell’Icimod, è che parlare dire Himalaya è come dire qualcosa di estremamente generico. In Himalaya ci sono realtà geografiche, climatiche, geologiche estremamente diverse. Se poi estendiamo questo concetto dal Pamir all’Himalaya cinese allora le differenze si accentuano ancora di più. Il Karakorum per esempio ha un comportamento molto diverso, in relazione ai cambiamenti climatici, rispetto all’Himalaya centrale o a quello orientale. Questo è dovuto al fatto che il monsone influenza in modo diverso il clima di ogni settore montuoso. Per farla breve bisogna ricordarsi che ogni realtà regionale è una realtà a se stante.

Quali sono i fenomeni visibili anche a occhio nudo?

C’è un progetto, di cui seguo la parte scientifica, che mostra chiaramente le enormi differenze che si possono riscontrare anche con un semplice sguardo. Sto parlando del progetto fotografico di Fabiano Ventura in cui vengono messi a confronto i ghiacciai grazie a delle foto storiche (risalenti a fine ‘800 o ai primi del ‘900) con delle foto attuali. La differenza è incredibile e salta subito all’occhio l’arretramento del fronte del ghiacciaio, l’abbassamento dello spessore e la riduzione delle coperture glacio-nivali sulle pareti che rinserrano i ghiacciai. Oltre a questo poi ci sono alcuni aspetti, che notano tutti gli escursionisti e gli alpinisti, legati alla modificazione della superficie del ghiacciaio.

Quindi sono corrette anche le osservazioni rilasciate in questi giorni da alpinisti come Simone Moro o Nives Meroi che, su varie testate hanno affermato che in Himalaya si vedono più rocce che neve che dove il ghiaccio se ne va aumentano i pericoli…

Hanno perfettamente ragione. Dove il ghiaccio scompare tutto diventa meno stabile. Si tratta di un fenomeno, seppur con dimensioni enormemente diverse, che sta avvenendo anche sulle Alpi.

Un’ultima domanda: se la tendenza dovesse essere quella pronosticata dall’Icimod, quali sarebbero le conseguenze?

Sarebbero di tipo diverso. Una, forse meno importante perché coinvolge meno persone, sarebbe il già citato aumento di pericolosità per alpinisti ed escursionisti. L’ambiente andrebbe (e va, nda) affrontato con una filosofia di maggior conoscenza e maggior attenzione.

Oltre a questo ci saranno poi tutta una serie di effetti a catena, uno sarà quello legato ai cosiddetti GLOF (glacial lake outburst flood): laghi glaciali che, collassando di colpo, daranno origine ad alluvioni potenzialmente disastrose. Ci saranno (e ci sono già stati) parecchi episodi, soprattutto in Himalaya.

Invece, scendendo di quota, e andando avanti con la scala temporale, si avranno effetti sulle popolazioni delle valli. Le principali complicazioni saranno, per le popolazione di valle, legate alla mancanza di acqua da fusione glaciale ma questo è un tema che va ancora approfondito e ben studiato.

 

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136622/i-ghiacciai-himalayani-sono-condannati-ne-parliamo-con-claudio-smiraglia/feed/ 0
Invernali – K2: i russi arrivano a 7100. Txikon: “Rischiamo solo quello che possiamo controllare” https://www.montagna.tv/cms/136624/invernali-k2-i-russi-arrivano-a-7100-txikon-rischiamo-solo-quello-che-possiamo-controllare/ https://www.montagna.tv/cms/136624/invernali-k2-i-russi-arrivano-a-7100-txikon-rischiamo-solo-quello-che-possiamo-controllare/#comments Sun, 10 Feb 2019 16:36:57 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136624 Questa mattina il gruppo in parete della spedizione russa-kazaka-kirghisa composto da Pivtsov, Abildaev, Aubakirov e Danichkin è riuscito ad attrezzare la via fino a 7130 metri, oltre la Piramide Nera. Lì hanno lasciato un deposito di materiale per poi decidere di scendere a C2, dove passeranno la notte, domani torneranno al campo base.

Non sono riusciti a mettere a segno l’obiettivo di piazzare campo 3, a 7400 metri, ma il risultato è comunque ottimo, considerando che la finestra di bel tempo si è rivelata più insidiosa del previsto a causa del vento forte che si è attenuato solo oggi. Sono stati giorni complessi e molto faticosi per i quattro alpinisti, che ora avranno occasione di riposarsi al base.

Oggi sono arrivati a Skardu anche i tre alpinisti kirghisi che si sono aggiunti in corsa al team di Pivtsov grazie al nuovo sponsor.

Ieri sera Alex Txikon, che in mattinata aveva raggiunto C1 per poi tornare al base, ha spiegato la decisione di scendere: “Rischiamo solo quello che possiamo controllare. Quando abbiamo visto che il vento era ancora abbastanza forte al primo campo e che in quelle condizioni era impossibile continuare a attrezzare, abbiamo deciso di tornare al campo base” ha spiegato, dichiarandosi comunque felice di essere riuscito a raggiungere campo 1 e tornare al base in sole 16 ore, a dimostrazione che sia lui, che il suo team si sherpa, sono in forma. “È importante rispettare il meteo fino a quando il K2 non ci darà la possibilità di salire di nuovo. Siamo in inverno ed è così che funziona la montagna, ma non cambierei questo per null’altro” ha concluso il basco, dimostrando ancora una volta che la sua strangia è differente rispetto a quella di Pivtsov, che sta forzando maggiormente. 

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136624/invernali-k2-i-russi-arrivano-a-7100-txikon-rischiamo-solo-quello-che-possiamo-controllare/feed/ 1
HangLine: Mountain Climber. Il gioco per smartphone che ti fa diventare soccorritore alpino https://www.montagna.tv/cms/135823/hangline-mountain-climber-il-gioco-per-smartphone-che-ti-fa-diventare-soccorritore-alpino/ https://www.montagna.tv/cms/135823/hangline-mountain-climber-il-gioco-per-smartphone-che-ti-fa-diventare-soccorritore-alpino/#respond Sun, 10 Feb 2019 11:00:26 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=135823 Gli appassionati di montagna e di videogame sapranno bene che giochi a tema prettamente alpinistico purtroppo non esistono. O quasi.

HangLine: Mountain Climber” è un action game per iOS/Android scaricabile dall’AppStore, il cui protagonista è nienteméno che un addetto del soccorso alpino, che si trova ad affrontare impegnative operazioni di salvataggio in alta quota. A seconda delle missioni lo si può vedere alle prese con il recupero di vittime di incidenti o di oggetti smarriti, dopo essere stato scaricato da un elicottero su delle pareti di roccia.

Finalmente un alpinista! Direte voi. E invece no. Il tenace soccorritore in realtà non è molto bravo ad arrampicare. Non è un climber, a dirla tutta. Utilizza in sostanza una corda e un rampino allungabile quanto si voglia che è in grado di agganciarsi a superfici ricoperte di neve e ghiaccio, ma non sulla roccia nuda. Dopo esserci agganciato si sposta a sbalzi, come fosse un pendolo tra le pareti di una montagna, andando giustamente a impattare qui e là di tanto in tanto.

L’obiettivo finale di ogni livello è il raggiungimento di una vetta. Durante la salita il “Peter Parker delle montagne” si ritrova a dover salvare un certo numero di persone rimaste bloccate in quota, trovare bonus (ad esempio, una bussola che renderà più agevoli le ricerche), recuperare oggetti. Man mano che si avanza di livello la situazione si fa più complicata. Arrivano imprevisti quali seracchi, roccia friabile o valanghe.

Come si muore? Basta non agganciare bene il rampino, errore fatale che determina la caduta nel vuoto. Ed è subito game over.

 

]]>
https://www.montagna.tv/cms/135823/hangline-mountain-climber-il-gioco-per-smartphone-che-ti-fa-diventare-soccorritore-alpino/feed/ 0
536 d.C. L’anno senza estate. Dai ghiacci del Colle Gnifetti arriva la spiegazione https://www.montagna.tv/cms/136043/536-d-c-lanno-senza-estate-dai-ghiacci-del-colle-gnifetti-arriva-la-spiegazione/ https://www.montagna.tv/cms/136043/536-d-c-lanno-senza-estate-dai-ghiacci-del-colle-gnifetti-arriva-la-spiegazione/#respond Sun, 10 Feb 2019 09:00:22 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136043 Uno studio effettuato sui ghiacci del Colle Gnifetti, sul Monte Rosa, pubblicato lo scorso dicembre sulla rivista Antiquity, ha portato gli scienziati a dichiarare il 536 dopo Cristo come peggiore anno in assoluto per l’umanità, punto di partenza di uno dei periodi più complessi della storia umana.

Si racconta che in quell’anno una strana nebbia oscurò i cieli di Europa, Medio oriente e parte dell’Asia per ben 18 mesi.

Un team internazionale di ricercatori capitanati dall’archeologo e storico medioevale Michael McCormick, docente presso l’Università di Harvard, ha effettuato degli scavi nel ghiaccio a una quota di circa 4500 metri, che sembrerebbero chiarire la causa scatenante della nebbia misteriosa.

Dal momento che i ghiacciai si formano per processi di stratificazione successiva e tali strati non subiscono alterazioni nel tempo (a meno di uno scioglimento del ghiacciaio stesso), una carota glaciale rappresenta una fonte inestimabile di dati storici, un serbatoio di tracce chimiche che consentono, a seguito di una attenta datazione, di dare risposte a quesiti altrimenti non risolvibili. Le analisi effettuate sulle carote di ghiaccio estratte sul Colle Gnifetti hanno evidenziato la presenza di un mix di cenere vulcanica e detriti riconducibile a una potente eruzione vulcanica verificatasi in Islanda nel 536 con conseguente spargimento delle ceneri su tutto l’emisfero settentrionale.

Testimonianze dell’evento calamitoso si ritrovano anche in uno scritto dello storico bizantino Procopio, che aveva parlato di un anno in cui il Sole aveva mostrato la stessa luminosità della Luna.

Le sostanze emesse nell’atmosfera dall’eruzione crearono una sorta di pellicola attorno al Pianeta, in grado di riflettere i raggi solari con conseguente raffreddamento progressivo della superficie. Tra il 536  e 545 furono registrate in Europa e Asia le temperature più basse degli ultimi 2300 anni, addirittura quelle estive toccarono punte di 1,5-2,5°C.

La conseguenza diretta del calo termico protratto fu una grave carestia che, indebolendo la popolazione, la rese più esposta alla piaga della peste bubbonica del 541. La cosiddetta peste di Giustiniano, che all’epoca era a capo dell’impero bizantino, uccise circa il 50% della popolazione

Le disgrazie per l’umanità non si conclusero con la peste. Come  testimoniato dal ghiaccio del Monte Rosa, due ulteriori eruzioni sconvolsero nuovamente il Pianeta, soprattutto l’Europa già alle prese con le scorribande dei barbari, nel 540 e nel 547.

Un intero secolo di povertà, in termini alimentari ma anche economica. Il vecchio continente si può dire che tentò di sopravvivere fino a che la situazione non iniziò a migliorare circa nel 640 dopo Cristo. Attorno a questa data si ritrovano nuovamente tracce di piombo nei carotaggi, da considerarsi testimonianza della ripresa del conio delle monete, che prevedeva la separazione dell’argento dal piombo.

Andando avanti nell’analisi temporale delle carote di ghiaccio, gli scienziati hanno inoltre evidenziato un nuovo calo nella presenza di piombo attorno al 1350, in concomitanza con la diffusione della peste nera.

Un secondo periodo tragico per la storia europea, con conseguenze devastanti a livello di decimazione della popolazione e di crisi economica.

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136043/536-d-c-lanno-senza-estate-dai-ghiacci-del-colle-gnifetti-arriva-la-spiegazione/feed/ 0
#SetteGiorniNews: una settimana di news sulla montagna in formato smart https://www.montagna.tv/cms/136607/settegiorninews-una-settimana-di-news-sulla-montagna-in-formato-smart-19/ https://www.montagna.tv/cms/136607/settegiorninews-una-settimana-di-news-sulla-montagna-in-formato-smart-19/#respond Sun, 10 Feb 2019 07:00:51 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136607 Questa settimana:

Cinque “cholitas” in vetta all’Aconcagua

Danilo Callegari: l’Antartide mi ha cambiato profondamente

Carlos Soria compie 80 anni!

Una nuova via in Patagonia per i fratelli Pou

Cerro Torre: Della Bordella e Pasquetto in stile alpino sul “diedro degli inglesi”

Invernali – K2 e Nanga Parbat: facciamo il punto

Patagonia in bici: la Carretera Austral

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136607/settegiorninews-una-settimana-di-news-sulla-montagna-in-formato-smart-19/feed/ 0
Trekking invernale. I consigli del CNSAS per preparare lo zaino da escursione https://www.montagna.tv/cms/136547/trekking-invernale-i-consigli-del-cnsas-per-preparare-lo-zaino-da-escursione/ https://www.montagna.tv/cms/136547/trekking-invernale-i-consigli-del-cnsas-per-preparare-lo-zaino-da-escursione/#respond Sun, 10 Feb 2019 05:00:43 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136547 Secondo appuntamento con la serie di video “Sicuri in Montagna” , iniziativa a cura del CNAS con lo scopo di diffondere le regole base per andare in montagna in tutta sicurezza.

Brevi pillole video ad uscita settimanale in cui gli attori non sono altro che tecnici e istruttori del CNSAS impegnati nella simulazione di piccoli incidenti cui si può andare incontro frequentando la montagna e nella delucidazione, anche in chiave ironica, di quali siano i giusti comportamenti da seguire per prevenire i rischi per chi pratica attività sportiva ed escursionistica.

Protagonisti della serie 2019 sono Geppo e Franz, un alpinista e il suo “angelo custode”.

Il primo video, dal titolo “Trekking invernale: i sentieri ghiacciati”, è stato diffuso il 16 gennaio.

Il secondo episodio, disponibile su Youtube dal 23 gennaio, prosegue l’approfondimento sul trekking invernale, stavolta focalizzandosi sulla preparazione accurata dello zaino.

Per non farsi trovare impreparati quando il tempo cambia improvvisamente o sopraggiunge il tramonto è fondamentale avere tutta l’attrezzatura necessaria nel proprio zaino”.

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136547/trekking-invernale-i-consigli-del-cnsas-per-preparare-lo-zaino-da-escursione/feed/ 0
Parco Alpi Marittime: basta spaventare la fauna a caccia di foto per i social, è “stupido e crudele” https://www.montagna.tv/cms/136543/parco-alpi-marittime-basta-spaventare-la-fauna-a-caccia-di-foto-per-i-social-e-stupido-e-crudele/ https://www.montagna.tv/cms/136543/parco-alpi-marittime-basta-spaventare-la-fauna-a-caccia-di-foto-per-i-social-e-stupido-e-crudele/#comments Sun, 10 Feb 2019 05:00:17 +0000 https://www.montagna.tv/cms/?p=136543 La fotografia naturalistica è universalmente apprezzata come fonte di emozioni. Sui social giornalmente è facile imbattersi in immagini che immortalano paesaggi, flora e fauna selvatica, di fronte alle quali è inevitabile soffermarsi un istante e spesso lasciarsi scappare un sorriso.

E sono soprattutto gli animali ad affascinarci. Quegli scatti rubati durante la loro quotidianità grazie all’abile maestria di fotografi specializzati. Purtroppo fotografi naturalisti non si nasce e non ci si può improvvisare tali.

È quanto si evince da un appello lanciato negli scorsi giorni dal Parco delle Alpi Marittime contro due utenti che hanno diffuso in rete le immagini di un lupo avvistato in Val Casotto, in cui è evidente che l’animale sia in fuga, probabilmente perchè molto spaventato da questi “fotografi per caso”.

In un primo video si vede il lupo correre per le vie di Valcasotto, frazione di Pamparato (CN).

Nel secondo quello che sembrerebbe essere lo stesso esemplare, corre lungo la strada provinciale imbiancata dalle nevi dello scorso weekend mentre viene ripreso da un’automobilista che lo insegue inducendolo alla fuga.

Dopo le nevicate capita spesso che i selvatici – prede e predatori – approfittino delle strade sgombere dalla neve per spostarsi più agevolmente, spesso finendo per rimanere intrappolati nella carreggiata, fra i muri di neve compatta ammucchiati ai lati dai mezzi”  – si legge nella nota diffusa dal Parco – “È quello che è capitato in Val Casotto, dove un lupo ha attraversato la piccola frazione omonima e un automobilista ha inseguito un animale in corsa, filmandolo per qualche centinaio di metri”.

Una situazione dunque di evidente stress per l’animale, un momento in cui bisognerebbe soltanto rispettarne gli spazi ed evitare di entrare in contatto attraverso un obiettivo fotografico in maniera così invasiva.

Che si tratti di un lupo, un capriolo, un cinghiale o qualsiasi altro animale” – si legge ancora nella nota – “ricordiamo che, oltre che essere vietato dalla legge, è anche stupido e crudele spaventare un selvatico costringendolo a correre a perdifiato solo per il gusto di avere un video o una foto da esibire come trofeo sui social. In caso di avvistamento, si suggerisce di rallentare o fermarsi e aspettare che l’animale trovi una via di fuga per allontanarsi, godendosi l’incontro senza trasformarlo in una sleale gara di velocità”.

 

 

]]>
https://www.montagna.tv/cms/136543/parco-alpi-marittime-basta-spaventare-la-fauna-a-caccia-di-foto-per-i-social-e-stupido-e-crudele/feed/ 1