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Operazione K2

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Nel 1909 in Karakorum prese il via la formidabile macchina organizzativa del duca degli Abruzzi. Come era sua abitudine, il duca aveva pianificato anche questa spedizione con minuzioso scrupolo. Al di là degli obiettivi esplorativi e scientifici che certamente interessavano al duca, il viaggio in Karakorum doveva essere anche una grande impresa alpinistica: conquistare il K2.

Monte Bianco, vette e pareti

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Il Monte Bianco è un mondo. C'è di tutto: ascensioni di roccia e di ghiaccio, scalate sul granito, creste sottili come rasoi. La vetta del Bianco è stata raggiunta per la prima volta da Jacques Balmat e Michael Gabriel Paccard l'8 agosto 1786. Ma accanto alla conquista della vetta, nell'Ottocento, l'alpinismo guarda anche alle sue creste e pareti.

Alte cime e altezze reali

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C'è un capitolo "singolare" nella storia dell'alpinismo. E' quello che racconta le imprese degli alpinisti di sangue blu. Non parliamo solo delle grandi imprese dei rappresentanti dell'aristocrazia internazionale, come per esempio quelle sulle più alte montagne del mondo dei nobili inglesi. Ma anche di sovrani e papi che spesso hanno riposto corona e scettro nel cassetto, e hanno condiviso con la gente e le guide alpine la stessa passione per le scalate. 

Gran Paradiso parete est

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Il Gran Paradiso è salito per la prima volta dagli inglesi Coewll e Dundas con le guide Michel-Clément Payot e Jean Tairraz di Chamonix nel settembre 1860. Nove anni dopo l’alpinista valdostano Pierre-Joseph Frassy, venticinque anni originario della Valgrisenche, insieme alla guida Eliseo Jeantet vuole individuare una nuova via per raggiungere la cima dal versante est.

Il giallo del Gran Zebrù

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Il 26 agosto 1854 un ragazzo si aggirava quasi accecato a causa di un'oftalmia fra i nevai dello Stelvio. Aveva vent’anni, si chiamava Stefan Steinberger e aveva raccontato a un doganiere del passo dello Stelvio di essere giunto in cima al Gran Zebrù. Proprio la conquista della montagna costituisce un "giallo" ancora irrisolto dell'alpinismo ottocentesco.

Cerro Torre, la via Ferrari

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Bello, impossibile e con una storia travagliata. Vivremo forse per sempre nel dubbio di chi abbia compiuto la prima salita del Cerro Torre, la guglia più irresistibile della Patagonia, ma certo è che questa montagna resterà per sempre indissolubilmente legata all'alpinismo italiano. Ad equilibrarsi per primi su quel rasoio di granito, infatti, sono stati alpinisti del bel paese. Dopo la contestata salita di Cesare Maestri, furono altri 4 italiani a compiere la prima salita indiscussa della montagna: i Ragni di Lecco Casimiro Ferrari, Mario Conti, Pino Negri e Daniele Chiappa, che dopo anni di disfatte, false conquiste e accese polemiche, il 13 gennaio 1974, legarono definitivamente il loro nome alla celebre parete ovest.

La conquista del Cervino

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"Impossibile. Il Cervino preserverà l’epiteto di inaccessibile" dicevano scuotendo la testa le migliori guide dell'epoca mentre guardavano da lontano la montagna. Eppure così non è stato, perchè anche la montagna più "romantica" della storia dell’alpinismo è stata alla fine conquistata. Era il 14 luglio del 1865. La vittoria del Cervino Whymper la meritò tutta. Era stato l’unico a crederci fino in fondo.

La prima salita dell'Adamello

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“Al posto loro sarebbero stati più utili tre muli”. Questa la storica e sarcastica battuta  fatta da Julius von Payer, ventiduenne tenente austriaco, il 15 settembre 1864, dopo aver compiuto la prima ascensione dell’Adamello. La frase, a dir poco tagliente, si riferisce alle tre guide alpine della Val Rendena che Payer aveva scelto come accompagnatori. Ma che, secondo i racconti dell'austriaco, si rivelarono più interessate alla caccia ai camosci e alla preparazione della polenta che alla salita.

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